Il quieto fallimento in Afghanistan

L’America di Barack Obama non vuole più metterci la faccia nemmeno nella guerra in Afghanistan, che pure è una guerra che si sta chiudendo, almeno per gli americani, e che pure era, nella retorica obamiana, “una guerra necessaria”. Metterci la faccia, in questo caso, significava se non lasciare le truppe a presidiare un paese tutt’altro che pacificato, negoziare con i talebani una resa senza condizioni.
17 AGO 20
Immagine di Il quieto fallimento in Afghanistan
L’America di Barack Obama non vuole più metterci la faccia nemmeno nella guerra in Afghanistan, che pure è una guerra che si sta chiudendo, almeno per gli americani, e che pure era, nella retorica obamiana, “una guerra necessaria”. Metterci la faccia, in questo caso, significava se non lasciare le truppe a presidiare un paese tutt’altro che pacificato, negoziare con i talebani una resa senza condizioni, compimento di quel famoso processo di riconciliazione che è partito male (per riconciliarsi bisogna essere almeno in due e i talebani non sono famosi per le qualità nella mediazione) e ora è agonizzante, come spiega una puntuale ricognizione del New York Times. L’Amministrazione ha scelto il “leading from behind”, ha optato per scrutare il mondo dal sedile posteriore, ed è arretrata così tanto che non vede più chi c’è al volante di un Afghanistan stabilizzato parzialmente con un aumento di truppe inadeguato e poi gestito fornendo al nemico una sola informazione: la data di scadenza della missione. Che ora i militari della coalizione dicano senza troppi pudori che le trattative non funzionano, i talebani non si piegano, e davanti ci sono anni di violenze e guerriglia, altro che resa, è soltanto la naturale conseguenza di una gestione del dossier afghano che oscilla fra il propagandistico e il naïf.
Obama continua a ripetere che la fine del 2014 è una scadenza inamovibile, e prima di quella data non c’è soltanto un nemico da riportare a un tavolo delle trattative, ma anche un alleato, il governo afghano, che nei palazzi parla tante lingue quanti sono i suoi interlocutori e sul campo è una minaccia non molto dormiente per le truppe occidentali. Soltanto un alleato nell’area è più opaco di Kabul, il Pakistan, il paese a cui l’Amministrazione chiede ora di trovare un nuovo canale diplomatico con i talebani visto che il tentativo americano è collassato. L’America di Obama si sta ritirando dall’Afghanistan, e il ritiro militare è soltanto una parte della storia. L’altro pezzo del ritiro è il fallimento della strategia diplomatica sbandierata come alternativa credibile all’occupazione militare, un’alternativa che fin da subito è parsa bizzarra, se non pericolosa, e che ora appare nella sua chiara inutilità.